L'iconografia di san Vito

 



San Vito, specialmente nell'iconografia d'oltralpe, è raffigurato come un bambino di circa dodici anni immerso fino a metà busto in un calderone di pece bollente sotto cui ardono dei ceppi, o a volte recante in mano l'asola di una piccola pentola.


 
 
 
Altre volte, specie fuori dall'Italia,  è rappresentato con un gallo bianco , il cui significato rimane tuttavia incerto. C'è chi vedrebbe in ciò un vestigio del dio slavo della luce, Svantovit, al quale si offrivano in sacrificio dei galli; dunque un attributo di un dio pagano rielaborato dalla cristianità.

 


 

San Vito è anche rappresentato con  con un leone, per richiamare ciò che si racconta, tra altri generi di supplizi, riguardo al  suo martirio ( "fu esposto ai leoni" ).

Naturalmente  nella maggior parte delle raffigurazioni  ha in mano  la palma del martirio, simbolo di gloria. Molto spesso reca in mano anche la croce, simbolo della sua fede invitta.



 

Tale figura è in ogni caso sempre accompagnata da due o più cani. il legame con quest'animale non trova alcun riscontro nei testi agiografici della tradizione medievale ed è un elemento esclusivo dell'iconografia italiana.

A parere dello Ianneci " la spiegazione usuale della raffigurazione del cane di San Vito, come simbolo della protezione dai possibili morsi dei cane rabido, e quindi dalla sindrome idrofobica che può colpire l'uomo, è una spiegazione molto riduttiva che non coglie per niente la reale e più complessa relazione simbolica tra il cane e la figura del martire lucano".

Secondo questa ipotesi, il cane di San Vito ha un valore simbolico molto complesso e un'origine che risale ad epoche precedenti alla diffusione dei Cristianesimo, da ricercare in elementi tipici della cultura dei mondo italico e mediterraneo in genere e che riguardano usi e credenze legate al mondo agricolo.

"Il dies natalis di San Vito è il 15 giugno, data immediatamente precedente all'estate il cui arrivo era segnato nel mondo mediterraneo dal sorgere delle stelle di Sirio e della costellazione del cane di cui essa fa parte: il cane maggiore, la cui comparsa rappresentava un momento pericoloso e pieno d'insidie per l'esistenza. Ad essa si connettevano prodigi e portenti di varia natura...

Siccome dunque la canicola con tutti i suoi atavici significati arrivava minacciosa per l'estate e il "guardiano" dell'estate era San Vito festeggiato appunto il 15 giugno, il pensiero medievale non trovò difficoltà a stabilire una nuova relazione tra questi due fatti, e così il cane divenne simbolo del suo santo, che lo tiene saldamente al guinzaglio e questi, a sua volta, simbolo della protezione divina dai pericoli dei cane celeste e garante dell'abbondanza dei raccolto...".

Vi è stata anche l'ipotesi che i cani, animali molto fedeli, rappresentassero la fedeltà di Vito a Cristo, o anche la fedeltà dei suoi due compagni, Modesto e Crescenza. 

In definitiva, però, l'interpretazione di questo elemento iconografico rimane incerta.

Varia anche la raffigurazione di S.Vito riguardo l'età: a volte come un giovane, altre volte come un ragazzo, altre volte come un bambino. Mai comunque come adulto; sempre invece in età giovanile.

Per quanto riguarda le vesti, è' vestito alla maniera romana o, più raramente, con vesti medievali.

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